Disturbi psicologici

 

Ansia

psicologiaL’ansia può essere definita come il senso di apprensione che si prova nel prevedere un certo problema.
Ad esempio uno studente che si preoccupa  pensando alle difficoltà per un esame prova ansia.
L’ansia non è necessariamente negativa, infatti ha un valore adattivo  nel senso che ci aiuta ad individuare minacce future , cioè aiuta ad essere più pronti ad affrontare gli eventi, ad evitare situazioni potenzialmente pericolose e a considerare possibili problemi prima che questi si presentino.
A livello fisiologico l’ ansia si manifesta  con  l’aumento della frequenza respiratoria, del battito cardiaco, della sudorazione, ecc.. Questo dipende  dal fatto che, ipotizzando di trovarsi in una situazione di reale pericolo, l’organismo mette a disposizione tutte le energie per far fronte alla situazione ritenuta minacciosa.
Quando però  l’ ansia è eccessiva, ingiustificata o sproporzionata rispetto alle situazioni siamo di fronte ad un disturbo d’ansia che compromette la vita di tutti i giorni e le relazioni interpersonali. L’ ansia, a questo punto, diventa la modalità principale di reagire di fronte a qualsiasi situazione impedendo alla persona di sperimentare altre strategie.

 

Attacchi di panico

Un attacco di panico è un attacco improvviso di forti sensazioni di intensa apprensione, terrore e disastro incombente, accompagnate da sintomi fisici quali sensazione di soffocamento, palpitazioni, nausea, dolori al petto, capogiri, sudorazione profusa e tremori. In alcuni casi si può provare paura di perdere il controllo, di impazzire e persino di morire.
Spesso agli attacchi di panico si accompagna un bisogno irrefrenabile di fuggire, in qualunque situazione ci si trovi.
I sintomi tendono a manifestarsi con grande rapidità e a raggiungere un picco d’ intensità nell’ arco di 10 minuti.
Le persone che hanno avuto  attacchi di panico li raccontano come un’esperienza terribile. La prima volta l’ attacco di panico è  spesso improvviso ed inaspettato.
I criteri per il Disturbo di Panico sono attacchi di panico ricorrenti inaspettati, la persona inoltre dev’ essere fortemente preoccupata di subire altri attacchi e mostrare, a causa degli attacchi, cambiamenti del comportamento che si protraggono almeno per un mese.
Proprio per la paura che sopraggiungano gli attacchi di panico e per la paura per le conseguenze di questi, la persona cambia il proprio comportamento  principalmente evitando le situazioni in cui teme che essi possano verificarsi.
Ci sono due tipi di disturbo di panico: con, oppure senza agorafobia.
L’ agorafobia (dal greco agorà, che significa “piazza del mercato”) viene definita come la paura di situazioni in cui potrebbe essere difficile o imbarazzante allontanarsi, nel caso sopraggiungesse un attacco di panico.
Spesso si temono tutti i luoghi pubblici , dove mostrare i sintomi dell’ attacco di panico causerebbe grande imbarazzo.
Tra le situazioni che innescano più frequentemente questo tipo di comportamento troviamo: guidare l’ auto, attraversare un ponte, trovarsi in negozi e centri commerciali, oppure in chiesa o in mezzo ad una folla.
Molte persone arrivano a non uscire più di casa.
L’ agorafobia può manifestarsi anche in assenza di disturbo di panico; anche in questo caso le paure si concentrano sulla possibilità sintomi simili a quelli dell’ attacco (ad es capogiri) in un luogo da cui sarebbe molto difficile allontanarsi.
Gli attacchi di panico solitamente sono più frequenti in periodi stressanti della vita, ad es: malattia o perdita di una persona cara, separazioni, problemi lavorativi, finanziari, essere vittima di qualche forma di violenza.

 

Disturbo ossessivo

psicologiaE’ caratterizzato da pensieri o impulsi (ossessioni) persistenti e incontrollabili , e dal bisogno di ripetere di continuo certi atti o azioni mentali ( compulsioni).
È pressoché normale che nella vita di ognuno di noi capiti  che si insinuino nella mente pensieri non voluti, che si ripetono ossessivamente come il jingle di uno spot pubblicitario. E la maggior parte di noi sente anche, di tanto in tanto, l’ irrefrenabile impulso a mettere in atto comportamenti imbarazzanti o pericolosi.
Ma per fare una diagnosi di Disturbo ossessivo compulsivo è necessario che le ossessioni e le compulsioni causino notevole disagio o interferiscano con il normale funzionamento della persona.
Le OSSESSIONI sono pensieri, impulsi o immagini a carattere intrusivo e ripetitivo, che si insinuano nella mente non voluti; sono incontrollabili (cioè non si ha alcun potere di bloccarli) e appaiono a chi li prova come del tutto irrazionali.
Le ossessioni spesso sono di tale intensità da interferire con le normali attività quotidiane.
Le COMPULSIONI sono comportamenti, o azioni mentali, ripetitivi e chiaramente eccessivi, che ci si sente costretti ad effettuare per ridurre l’ ansia causata dai pensieri ossessivi o talvolta per scongiurare una catastrofe.
In alcuni casi la persona che manifesta la compulsione teme che, se non esegue l’ azione ritualistica, ne verranno conseguenze terribili.
Tra le compulsioni più frequenti troviamo:

  • cercare di mantenere pulizia e ordine, talvolta per mezzo di cerimoniali molto elaborati;
  • eseguire pratiche ripetitive, alle quali si attribuisce un valore magico o protettivo, ad esempio contare o toccare una certa parte del corpo;
  • controllare in continuazione di avere effettivamente eseguito certe azioni, ad esempio tornare indietro sette o otto volte di seguito per verificare di avere spento la luce, chiuso il gas o i rubinetti ; di aver serrato bene le finestre o chiuso a chiave la porta.

Il disturbo ossessivo compulsivo provoca molto disagio nella persona che lo vive, interferisce notevolmente con la vita quotidiana ( lavoro, relazioni sociali ecc..)
All’ interno del nucleo familiare questo tipo di disturbo ha molte probabilità di suscitare preoccupazione e persino risentimento nei confronti della persone che ne è affetta.

 

Fobia sociale o Ansia da prestazione

Si definisce Fobia sociale la paura irrazionale e persistente di situazioni che potrebbero implicare l’ essere sottoposti a l giudizio di persone conosciute e/o sconosciute, o anche soltanto esposti alla loro presenza.
Si tratta di un disturbo molto diffuso, secondo vari studi sarebbe una percentuale tra il 3 e il 13% della popolazione a soffrire di tale disturbo.
Le persone con fobia sociale cercano di evitare le situazioni in cui potrebbero essere oggetto della valutazione di altri, mostrare segni di ansietà o comportarsi in modo imbarazzante. Benché questi sintomi sono simili alla timidezza, le persone che soffrono di fobia sociale hanno una tendenza più forte ad evitare le situazioni sociali, provano in queste situazioni un disagio maggiore ed esperiscono tali sintomi per periodi più lunghi, in confronto alle persone timide.
Spesso le persone con ansia sociale temono di arrossire o di sudare troppo vistosamente. Esibirsi o parlare in pubblico, mangiare in pubblico, usare i bagni pubblici , e praticamente qualunque attività che debba essere svolta in presenza di altre persone, può suscitare ansia estrema.
La fobia sociale può essere di tipo generalizzato oppure specifico, a seconda delle situazioni che provocano nel soggetto paura ed esitamento. Per esempio, una persona ansiosa per il fatto di scrivere in pubblico ma non per altre situazioni sociali, potrebbe ricevere una diagnosi di fobia sociale specifica. Invece,  per una persona che teme la maggior parte delle interazioni sociali  si tratterebbe di fobia sociale generalizzata.

 

Fobie

La fobia è una paura marcata e persistente con caratteristiche peculiari:

  • è sproporzionata rispetto al reale pericolo dell’oggetto o della situazione;
  • non può essere controllata con spiegazioni razionali, dimostrazioni e ragionamenti;
  • supera la capacità di controllo volontario che il soggetto è in grado di mettere in atto;
  • produce l’evitamento sistematico della situazione-stimolo temuta;
  • permane per un periodo prolungato di tempo senza risolversi o attenuarsi;
  • comporta un certo grado di disadattamento per l’interessato;

l’individuo riconosce che la paura è irragionevole e che non è dovuta ad effettiva pericolosità dell’oggetto, attività o situazione temuta.
La fobia è dunque una paura estrema, irrazionale e sproporzionata per qualcosa che non rappresenta una reale minaccia e con cui gli altri si confrontano senza particolari tormenti psicologici. Chi ne soffre, infatti, è sopraffatto dal terrore all’idea di venire a contatto magari con un animale innocuo come un ragno o una lucertola, o di fronte alla prospettiva di compiere un’azione che lascia indifferenti la maggior parte delle persone (ad esempio, il claustrofobico non riesce a prendere l’ascensore o la metropolitana). Le persone che soffrono di fobie si rendono perfettamente conto dell’irrazionalità di certe reazioni emotive, ma non possono controllarle.
L’ansia da fobia, o “fobica”, si esprime con sintomi fisiologici come tachicardia, disturbi gastrici e urinari, nausea, diarrea, senso di soffocamento, rossore, sudorazione eccessiva, tremito e spossatezza. Si sta male e si desidera una cosa sola: fuggire!
Scappare, d’altra parte, è una strategia di emergenza. La tendenza ad evitare tutte le situazioni o condizioni che possono essere associate alla paura, sebbene riduca sul momento gli effetti della paura, in realtà costituisce una micidiale trappola: ogni evitamento, infatti, conferma la pericolosità della situazione evitata e prepara l’evitamento successivo (in termini tecnici si dice che ogni evitamento rinforza negativamente la paura). Tale spirale di progressivi evitamenti produce l’incremento, non solo della sfiducia nelle proprie risorse, ma anche della reazione fobica della persona, al punto da interferire significativamente con la normale routine dell’individuo, con il funzionamento lavorativo o scolastico oppure con le attività o le relazioni sociali. Il disagio diviene così sempre più limitante. Chi ha la fobia dell’aereo può trovarsi, ad esempio, a rinunciare a molte trasferte, e la cosa diventa imbarazzante se è necessario spostarsi per lavoro. Chi è terrorizzato dagli aghi e dalle siringhe può rinunciare a controlli medici necessari o privarsi dell’esperienza di una gravidanza. Chi ha paura dei piccioni non attraversa le piazze e non può godersi un caffè seduto ai tavolini di un bar all’aperto e così via.

 

Depressione

depressioneLa depressione è uno dei disturbi più diffusi tra la popolazione, la percentuale di coloro che ne soffrono è tra il 10% al 15%, con una frequenza maggiore tra le donne.
I sintomi principali della depressione sono uno stato emotivo caratterizzato da profonda tristezza e/o dall’ incapacità di vivere il piacere. La tristezza fa parte dell’ esperienza comune nel corso della vita e la maggioranza delle persone afferma in qualche momento dell’ esistenza di sentirsi “depressa”.
Quando però una persona soffre di depressione l’intensità e la durata dei sintomi è molto più significativa; la mente può riempirsi di recriminazioni rivolte contro se stessi, prestare attenzione può essere un compito cosi estenuante da rendere difficile assimilare ciò che si legge o si udisce, si tende a vedere le cose in una luce molto negativa e a perder la speranza.
La depressione comporta molto spesso anche sintomi fisici, come la stanchezza e scarsa energia, oltre a dolori e varie algie.
Questi sintomi potrebbero essere gravi a tal punto da convincere la persona di essere affetta da una grave malattia, nonostante l’ impossibilità di identificarne alcuna base organica apparente.
Sebbene in generale ci si senta esausti quando si soffre di depressione, può accedere che si abbiano difficoltà a prendere sonno e svegliarsi spesso durante la notte. Ad alcuni accade di dormire durante il giorno.
Chi soffre di depressione può non sentire più appetito o, al contrario, provare un notevole aumento dell’ appetito.
In certi casi si ha un rallentamento dei pensieri e dei movimenti, in altri non si riesce a stare seduti, camminando avanti e indietro.
Oltre ai sintomi fisici e cognitivi appena descritti, alcune persone possono manifestare perdita di iniziativa. Il ritiro sociale è un sintomo comune nelle persone depresse, che spesso preferiscono restare da sole.
La depressione comporta molte gravi conseguenze. Il suicidio è un rischio reale, e a livello mondiale viene considerata una delle principali cause di disabilità.

 

Disturbo bipolare

Si definisce disturbo bipolare perché la maggioranza delle persone che manifestano i sintomi della mania esperiscono, nel corso dell’ esistenza anche quelli della depressione.
La mania è uno stato di forte esaltazione o irritabilità accompagnato da ulteriori sintomi quali loquacità insolita, eloquio molto rapido, distraibilità, eccessivo coinvolgimento in attività ludiche che hanno un alto potenziale di conseguenze dannose, come spendere grandi somme di denaro, avere rapporti sessuali promiscui o guidare l’ auto in modo imprudente, diminuito bisogno di sonno e/o di appetito.
A volte il passaggio da una fase all’ altra è molto repentina, altre volte si assiste ad un momento di umore normale.
Solitamente le fasi depressive sono più lunghe di quelle maniacali, in genere la fase depressiva dura qualche mese, mentre la fase maniacale dura al massimo un paio di settimane.